Il Monitore gastronomico

Con agenzia commerciale di generi alimentari

Copertina Il Monitore gastronomico http://www.semidicultura.beniculturali.it/MW/mediaArchive/Other/monitore_gastronomico/index.html
Tipo risorsa
Settimanale periodico
Luogo di edizione
Milano
Editore
Luigi Milanetti (editore proprietario)
Data
1878-1879

«Il Monitore gastronomico» uscì, con cadenza settimanale, presumibilmente dall’8 dicembre 1878   al 29 giugno 1879, con una interruzione di 5 mesi tra il 25 dicembre 1878 e il 25 maggio 1879.  L’editore fu Luigi Milanetti che in precedenza, tra il 1864 e il 1869, aveva pubblicato il giornale umoristico «Momo».  Gerente responsabile del periodico fu Cristoforo Colombo.

Scopo della testata, che ebbe una tiratura dichiarata di 5.000 copie,  fu quello di mettere in contatto, tramite un’agenzia commerciale con a capo lo stesso Milanetti, consumatori e produttori di generi alimentari.  In particolare cercò di sostenere le aziende italiane, elencate nei numeri del 1 e dell’8 giugno 1879, che avevano ricevuto onorificenze all’Esposizione di Parigi del 1878 e in altre rassegne analoghe, regionali, nazionali e internazionali. Il foglio, 4 pagine, si sforzò di dare lustro all’arte culinaria italiana, facendo conoscere, come scritto nel Programma, pubblicato a ogni uscita, «i nostri prodotti all'estero e i prodotti esteri ai connazionali e di procurarne lo sviluppo; di agevolare e moltiplicare le pertrattazioni commerciali», anche se la Milano gastronomica, più volte descritta in alcuni articoli apparsi nel dicembre 1878, non aveva certo bisogno di ulteriori incentivi al consumo

  «E’ una nobile gara tra i produttori e i venditori di commestibili, per meglio fornire e guarnire le loro botteghe […] che attestano la ricchezza, il buon gusto, e le abitudini signorili della nostra città.

Dalle panche all’aria aperta del Verziere, in Piazza Santo Stefano e del Pontevetero, ai negozi del Rainoldi, del Pirotta, dal Danelli e del Manicotti, c’è un lusso di esposizioni gastronomiche da far correre l’acquolina in bocca ed aguzzare l’appetito anche ad un affetto d’anoressia cronica».

L’agenzia si pregiava di avere ottime e numerose relazioni con le principali aziende, alberghi e famiglie benestanti, italiane e non, che garantivano sicuri vantaggi a chi si avvaleva dei loro servigi per ampliare la clientela o la varietà di prodotti da consumare.

Forse nell’intento di sollecitare la fantasia culinaria dei lettori, non necessariamente semplici consumatori, ma anche, come detto,  esercizi pubblici, il giornale fornì inizialmente menù dettagliati della casa reale d’Italia, di quella d’Austria,  di quella del presidente degli Stati Uniti d’America  e di quelle delle case signorili. In seguito, questo genere di approfondimenti venne scalzato dai consigli di cucina pratica,  come ad esempio come tagliare le pietanze, come cucinare i legumi o il ricettario medico, informazioni che sulle prime occupavano la seconda pagina. Ampio spazio venne dedicato anche a Jean Anthelme Brillat-Savarin e alla sua opera più celebre, La fisiologia del gusto, ricca di riflessioni scientifiche, consigli e aforismi perfettamente in linea con la filosofia del settimanale.